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Pomeriggio ai Giardini della Guastalla. C'è una sposa, con l'abito lungo color crema. Ha un'ombra di noia nello sguardo, mentre posa davanti alle grande vasca, petto in fuori, sposo sotto il braccio. Si danno un bacio come altri cento, scegliendo il profilo migliore. Poi le arriva un pallone da chissà dove, rincorso da un bambino minuscolo. La sposa glielo tira indietro con un calcio della scarpetta di raso. Torna a immortalare il momento, aggiustandosi una ciocca di capelli che - nel gesto atletico - era fuggita dallo chignon.
Sul muretto, c'è un vecchio raggrinzito che sembra una statuina di creta.
Guarda la splendida Sinagoga dietro la siepe, appoggiato ad un bastone. Distoglie lo sguardo solo quando un bambino grida al suo cagnolino.
Poi ci sono io. Sto scrivendo dietro una ricevuta della banca, col gomito sinistro piantato nell'erba e una penna nel pugno destro. Scarabocchio. La città ronza un po' più in basso, sussurra il suo traffico, nel gemito di clacson e sirene d'ambulanza. Sono lontana ed equidistante da tutto, ed intanto - però - tengo d'occhio la panchina alle mie spalle, quella panchina, casomai qualcuno ci si sieda, e poi.
I colori non corrispondono, ma del resto quella era un'altra stagione. Ed un altro anno, ed altre persone, due occhi di mare.
[I’m as free as a bird now,
And this bird you can not change]
Il sole freddo accarezza di taglio gli schizzi d'acqua dell'enorme vasca. La sposa d'inverno se ne va, scortata da alcuni amici invitati.
Ecco, adesso scrivo una lettera, che nessuno leggerà, e che riscrivo daccapo, concentrandomi sull'estetica formale delle "gì" e delle "esse". Esercizio consolatorio di bella calligrafia.
Ancora clacson, lo scordinato battito cardiaco delle metropoli.
E sul fondale scenico di alcune indimenticabili puntate di un ricordo mailnconico, intanto, scende la sera.
A volte penso che dentro ognuno di noi esista davvero un luogo segreto, un luogo incancelllabile nell'animo, colorato e profumato come non mai, prezioso confessore dei nostri peccati e delle nostre lacrime, fedele custode dei nostri sogni, di tutti quei ricordi indelebili del passato.
Il mio angolo incontaminato io credo di averlo trovato a Milano.. è un piccolo giardino che con orgoglio custodisco, un angolo d'incantamento, un giardino dove spesso mi sono ritrovata a parlare con cari vecchietti pronti a raccontarti le loro esperienze di vita, le loro storie di figli e nipoti, le loro solitudini.
Quel piccolo giardino della Guastalla è, per me, nostalgia.. è pace..
