Postato da gabydisalvoDal momento che questo malessere febbrile non mi dà tregua, mi sto dilettando a ricercare notizie curiose.
Eccone una molto carina.
Jarbas Agnelli, un pubblicitario e musicista brasiliano, ha interpretato queste potenzialità musicali in un modo molto singolare: lasciandosi ispirare dalla natura e dal caso ha dato vita a una vera e propria melodia. Tutto è iniziato quando il creativo ha visto pubblicata su un
quotidiano una fotografia che ritraeva alcuni passeri appollaiati su cinque cavi dell'alta tensione. L'immagine gli ha ricordato quella di una composizione sul pentagramma, e così gli è venuta l'idea di provare a suonarla. Ecco il breve brano che ne è venuto fuori, eseguito da uno xilofono, un clarinetto, un fagotto e un oboe:
Bellissima, vero?
Ma anche le piante suonano, a modo loro. A tradurre la loro voce in musica ci hanno pensato due ricercatori italiani: Laura Silingardi, musicologa, e Tiziano Franceschi, programmatore informatico. Attraverso un apparecchio convertitore di impulsi collegato alle foglie con dei sensori, sono infatti riusciti a leggere il movimento della linfa e a ricavarne dei suoni, diversi per ogni specie di pianta. Le melodie così prodotte (un campionario delle quali si può ascoltare sul sito www.vocidipiante.it) secondo loro potrebbero essere utili ai botanici per delineare il "carattere" tipico di ogni albero, arbusto, fiore o filo d'erba esaminato.
Da ormai dieci anni i due ricercatori portano avanti questo esperimento musicale a metà strada tra scienza e spiritualità e ne divulgano i risultati in giro per le scuole e i laboratori di tutta Italia, organizzando lezioni e incontri di formazione sul loro lavoro.
«Metto sullo spartito la melodia di una pianta e cerco di analizzarla da un punto di vista compositivo, di struttura», ha spiegato la Silingardi in una presentazione organizzata nell'ambito di una rassegna di libri per appassionati di giardini e collezionisti di piante in corso in questi giorni a Verbania. «Come grammatica musicale mi trovo a dover andare molto indietro nel tempo. Tecnicamente il mondo verde produce note attraverso tetracordi. Si tratta di melodie formate dalla successione di quattro suoni, come accadeva nella musica della Grecia antica. Ogni pianta gioca su questi quattro "accordi" che si intrecciano, si scambiano, tra melodie più gravi o acute a seconda delle caratteristiche organolettiche del vegetale, visto che non tutte le linfe sono uguali».
Gli alberi, racconta ancora la Silingardi, sono in grado di manifestare sensazioni precise, come la paura, per esempio di fronte al fuoco: «Tendono a raccogliere la linfa verso il tronco, le radici, la parte vitale, mentre i suoni precipitano subito verso toni più gravi». E, ha scoperto, suonano tutto il giorno, mentre di notte dormono: è il momento in cui «la linfa scorre talmente lenta che la macchina non riesce a percepirla». Un esempio: la Rosa di Gerico, la pianta del deserto che solo con un po' di acqua rinasce e diventa verde. «Quando la attacchi ai sensori e aggiungi l'acqua riprende subito suoni e vitalità: è molto affascinante ascoltarla».
Ma v'immaginate domani mattina il vostro ficus che stiracchiandosi nella luce dell'alba vi canticchia il buongiorno?!